IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

             IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA    ПЕРВЪЙ ДЕНЬ В ШКОЛЕ

 Oggi ? il primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna ! Mia madre mi condusse alla sezione Baretti a iscrivermi alla terza elementare : io pensavo alla campagna, e andavo di malavoglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi : le librerie erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni. (...) Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla ; era il mio maestro della seconda, sempre allegro, che mi disse : « Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? » Io lo sapevo bene ; eppure mi fecero male quelle parole. Rividi con piacere quel gran ca- merone a terreno, con le porte delle sette classi, dove avevo passato per tre anni quasi tutti i giorni. Cera folla, le maestre andavano e venivano. La mia maestra della prima mi salut? sulla porta della classe e mi disse : « Enrico, tu vai al piano di sopra, quest’anno ; non ti vedr? nemmen pi? passare», e mi guard? con tristezza.

Il Direttore aveva intorno delle donn? tutte affannate, perch? non c’era pi? posto per i loro figlioli, e la sua barba mi

parve pi? bianca che l’anno passato. Trovai i ragazzi cresciuti, ingrassati. Al pian terreno, dove c’eran gi? state le riparazioni, c’era la prima inferiore. Il mio piccolo fratello fu messo nella classe della maestra Delcati ; io dal maestro Perboni, al primo piano. Alle dieci eravamo tutti in classe; cinquantaquattro : appena quindici о sedici dei miei compagni della seconda, fra i quali Derossi, quello che ha sempre il primo premio. Appena mi fui seduto, mi guardai intorno e la scuola mi sembr? cos? piccola e triste : pensavo ai boschi, alle montagne, dove avevo passato l’estate. Anche ripensavo al mio maestro di seconda, cos? buono, che rideva sempre con noi.

Il nostro maestro ? di statura alta, senza barba, coi capelli grigi e lunghi, i lineamenti fini, e ha una ruga diritta sulla fronte ; ha la voce grossa e ci guarda tutti fisso, l’uno dopo l’altro, come per leggerci dentro ; e non ride mai. Io dicevo tra me : « Ecco il primo giorno. Ancora nove mesi. Quanti lavori, quante fatiche I »

I miei compagni di scuola

Quello che mi piace pi? di tutti si chiama Garrone. ? il pi? grande della classe, ha quasi quattordici anni, la testa grossa, le spalle larghe ; ? buono, si vede quando sorride. Poi c’? il piccolo Nelli, un ragazzo gracile e col viso smunto. Nel banco davanti al mio c’? un ragazzo dalla faccia tonda come una mela, con un naso a pallottola. Accanto a lui c’? Garoffi, lungo e magro, col naso a becco di civetta e gli occhi molto piccoli. Poi c’? Carlo Nobis, che sembra molto superbo, ed ? in mezzo a due ragazzi che mi son simpatici. Il mio vicino di sinistra Stardi ? un tipo curioso, piccolo e tozzo, che non parla con nessuno. Ci sono anche due fratelli, due gemelli che si somigliano come due gocce d’acqua. Ma il pi? bello di tutti, quello che ha pi? ingegno ? Derossi. Io per? voglio bene a Precossi che guarda tutti con gli occhi buoni e tristi. Ma Garrone ? il pi? grande e il pi? buono.

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